Tecnica Alexander | Frederick Matthias Alexander
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Frederick Matthias Alexander

Il fondatore
Storia e successi

Un nuovo approccio al problema del cambiamento e della consapevolezza, è stato possibile grazie all’importante scoperta che F. M. Alexander fece sulla natura dell’azione riflessa mentre cercava di correggere i suoi problemi di tensione, di cattiva coordinazione e i di disturbi del suo apparato vocale. Attore di teatro, nato nella sperduta Tasmania di fine ottocento, studiando dapprima se stesso e poi le altre persone durante le normali attività della vita quotidiana, fu il primo a scoprire e a dimostrare l’esistenza in ogni individuo di quello che chiamò “Controllo Primario”. Egli definì il controllo primario come “un certo uso della testa e del collo in relazione al resto del corpo”. Successivamente egli capì che il meccanismo che determina il carattere di tutte le azioni risiede nei riflessi che governano la relazione tra il collo e la testa. Quando il controllo primario funziona a dovere, si avverte una forza integrante che preserva la libertà del movimento in tutto l’organismo, in modo che l’energia possa essere indirizzata dove è necessario, senza sforzo della parte interessata o di qualsiasi altra. Un cattivo uso del controllo primario, invece, si riflette sempre in un cattivo uso di qualche altra parte; questo si manifesta sotto forma di mancanza di coordinazione, affaticamento e tensione muscolare mal distribuita. Alexander osservò che negli esseri umani in condizioni civilizzate, la relazione tra il collo e la testa è inconsciamente alterata in modi più o meno evidenti. Il suo grande contributo all’educazione fu la scoperta dei mezzi tramite i quali una persona può diventare consapevole di questa alterazione e ritrovare, quindi, un uso più naturale del controllo primario. Partendo da questa scoperta e dalle deduzioni che ne seguirono, Alexander stabilì, come disse George Bernard Shaw, “le basi di una scienza dei movimenti apparentemente involontari che noi chiamiamo riflessi”.
E’ interessante soffermarsi sul metodo che egli seguì per ottenere i suoi risultati:
Dopo aver scoperto quello che avrebbe dovuto fare per ottenere il funzionamento ottimale del proprio corpo, egli incontrò il più grosso ostacolo di tutto il procedimento. Scoprì che quando credeva di usare un movimento nel modo giusto era in realtà sbagliato semplicemente perché l’errore era diventato istintivo e abituale. E’ stato sempre ripetuto che i nostri sensi ci tradiscono. Questo è particolarmente vero nel caso del movimento muscolare ovvero nella cinestesia. Si può spesso dimostrare che una persona stia in realtà facendo qualcosa di diverso da ciò che crede di fare.
Alexander si convinse che era un “impulso nervoso” che creava tensioni inutili nelle parti non direttamente interessate al movimento, quindi egli cercò il modo di bloccare questo evento che si verifica nel passaggio intermedio tra lo stimolo (a muoversi) e la risposta (movimento effettivo).
Alexander, quindi, per bloccare questo impulso che si situa tra stimolo e risposta usò l’inibizione, parola intesa non nel senso di repressione, bensì come “controllo consapevole”. Essa consiste nel fare ogni cosa non come una reazione automatica ad uno stimolo, ma lasciando uno spazio in cui può essere inserita una nuova istruzione.
In questo modo egli dovette perdere di vista il fine per occuparsi dei mezzi per raggiungerlo. Alla fine funzionò! Non solo si liberò dai disturbi alla voce, ma anche le difficoltà respiratorie svanirono. Il termine dei suoi esperimenti segnò l’inizio di una vita di lavoro dedicata all’insegnamento e all’affinamento del “controllo consapevole e costruttivo”, come egli lo chiamò, dei meccanismi del nostro corpo.
Alexander aveva introdotto il principio della stretta connessione, o meglio dell’indivisibilità del corpo dalla mente, principio sanzionato più tardi da scienziati come Magnus, Scherrington e Coghill. Non si trattava di medicina psicosomatica, Alexander aveva semplicemente trovato e dimostrato che un corretto funzionamento dei muscoli e dei nervi può lasciare più libera la mente.
Tra i suoi allievi più illustri possiamo citare George Bernard Show, il quale attribuiva la sua longevità a tale insegnamento, Aldous Huxley e John Dewey, che entusiasta della nuova disciplina scrisse le introduzioni ai quattro libri di Alexander.
La validità scientifica del metodo in ambito educativo, preventivo e terapeutico, fu riconosciuta ufficialmente nel 1973 quando Nikolaas Tinbergen dedicò ad esso gran parte del discorso di ringraziamento per il premio Nobel che ricevette in campo medico ed etologico. Da allora questa disciplina è insegnata in numerose accademie musicali, di danza e di arte drammatica di numerosi stati europei e americani ed inoltre, viene utilizzata come indispensabile metodo di riabilitazione in alcune strutture ospedaliere.

 

“Consiglio Il Metodo Alexander come forma molto sofisticata di riabilitazione… Molte condizioni di cattivo funzionamento e anche disturbi, sia fisici che mentali, possono essere alleviati, insegnando alla muscolatura a funzionare in modo diverso”
N. Tinbergen, premio Nobel 1973